Qualche giorno fa li avevamo messi lì, sul tavolo natalizio, come due dolci riusciti a metà. Pandoro e panettone: belli da vedere, rassicuranti, ma troppo spesso morbidi dove servirebbe mordere. L’attacco della Roma era diventato il tema, il bersaglio facile e anche quello più logico. Perché il calcio, alla fine, è una questione di gol. E se non arrivano, non c’è metafora che tenga.
Contro il Lecce, però, Ferguson e Dovbyk hanno fatto una cosa semplice e allo stesso tempo potentissima: hanno risposto sul campo. Non con dichiarazioni, non con post social, ma con ciò che a un centravanti viene chiesto prima di ogni altra cosa. Segnare. E, dettaglio tutt’altro che secondario, giocare bene.
Il gol di Evan Ferguson al 14’ è una fotografia nitida di ciò che Gasperini cerca da mesi. Il suggerimento è di Dybala, sì, ma la conclusione è tutta dell’irlandese: controllo orientato, destro secco, Falcone fulminato. È un gol da Ferguson prima maniera, quello che avevamo intravisto a Glasgow e che in Serie A si stava facendo attendere. Terza rete in campionato, ma soprattutto segnali chiari: presenza, continuità, fiducia. E anche un pizzico di rabbia. Quella buona, che ti fa arrivare un attimo prima sul pallone e calciare senza pensarci troppo.
Non è finita lì, perché al 41’ Falcone deve sporcarsi i guantoni per evitare il bis su una botta radente nata da un altro movimento da centravanti vero. Non più un attaccante “in attesa di”, ma un attaccante che può portare il suo contributo nel frattempo. In attesa di Raspadori, di Zirkzee, o di chi sarà, sì. Ma intanto Ferguson c’è.
Le sentinelle del mercato: si accende anche dovbyk
E poi c’è Artem Dovbyk. Altro nome finito nel calderone delle discussioni, altro attaccante accarezzato e poi messo in discussione dalle voci di mercato. Entra, sente l’odore della partita, e dopo poco più di dieci minuti fa ciò che sa fare meglio: attaccare l’area. Il cross di Pisilli è preciso, ma la deviazione è da numero nove puro. Un tocco sporco, istintivo, letale. Il 2-0 che chiude la partita e allunga sul Como, proprio sul campo dove un anno fa aveva firmato uno dei suoi gol più belli in giallorosso.
C’è l’amarezza dell’ennesimo problema muscolare, certo. Una macchia su una serata che poteva essere perfetta. Ma resta il messaggio: Dovbyk non è un corpo estraneo, né un attaccante finito. È uno che, se stimolato, risponde.
E allora sì, forse le sirene del mercato hanno fatto il loro lavoro. Forse sentir parlare di Raspadori, Zirkzee e di un attacco da rifondare ha acceso qualcosa. Non è una colpa. Nel calcio di oggi è quasi una legge non scritta: la concorrenza o ti spegne, o ti riaccende. Ferguson e Dovbyk hanno scelto la seconda strada.
Resta però il quadro più ampio. Perché mentre l’attacco risponde, Gasperini non è soddisfatto. Non del risultato, ma del contesto. Il mercato è in ritardo, le richieste sono chiare e i giorni scorrono veloci. L’incontro imminente con la presidenza servirà proprio a questo: capire quando i rinforzi richiesti potranno arrivare per non lasciare incompiuto un percorso che la squadra sta provando a costruire.
Pandoro e panettone, allora, non sono spariti dal tavolo. Nel giorno della Befana hanno avuto finalmente il sapore giusto. Non quello della resa, ma quello della necessità. Perché alla Roma, oggi più che mai, serve un attacco che non chieda scuse. Solo palloni e occasioni da trasformare in risposte. Contro il Lecce, qualche risposta è arrivata.
