Il concetto di predestinato sembra cucito addosso a Giacomo Raspadori. Alto 1,72, fisico leggero, quasi fragile, ma con una qualità che riconosci subito: quella che passa una volta ogni mille tocchi. Un talento che non urla, ma si impone. Di quelli che non hanno bisogno di spiegazioni. La storia comincia a Castel Maggiore, periferia emiliana ordinata e silenziosa, a pochi chilometri da Bologna e dalla casa madre Lamborghini. Primi anni Duemila. Un bambino come tanti, un pallone tra i piedi, l’ispirazione che arriva da casa: il fratello maggiore Enrico. La prima maglia è quella del Progresso Calcio, società dilettantistica dove il talento di Giacomo emerge presto, troppo presto per restare invisibile.
Il Sassuolo è il primo a muoversi, anche grazie alla vicinanza geografica. A nove anni Raspadori diventa neroverde e si lega a una parabola che cresce insieme a lui: quella di un club che sale dalla Serie C alla Serie A e quella di un ragazzo che attraversa tutto il settore giovanile fino a diventarne il volto. Leader silenzioso della Primavera, riferimento tecnico e mentale. Qui torna il tema del destino. E torna un retroscena che Riccardo Trevisani ha raccontato sulle nostre frequenze.
il retroscena
Amichevole interna: Sassuolo prima squadra contro Sassuolo Primavera. In panchina c’è Roberto De Zerbi, uno che il talento lo riconosce a distanza. Raspadori è il centravanti dei “piccoli”. Fine primo tempo: Sassuolo A 1, Sassuolo B 2. Doppietta di Raspadori. De Zerbi decide di fare una cosa semplice e definitiva: spostarlo con i grandi. Rullo di tamburi. Secondo tempo. Risultato finale: Sassuolo A 1, Sassuolo B 0. Gol? Sempre lui. Giacomo Raspadori. Non è un episodio. È la punta dell’iceberg. Da lì in avanti, Jack diventa una pedina reale del 4-2-3-1 di De Zerbi. Non una scommessa, ma una risorsa. Con il Sassuolo chiude a 82 presenze complessive, confermandosi uno dei profili più interessanti del panorama italiano.
Poi arriva l’estate del 2022. Ferragosto. Trattativa lampo. Il Napoli di Spalletti affonda il colpo e il 18 agosto Raspadori è già a Roma per le visite mediche. “E’ arrivato Raspadori e per voi sono dolori”, cantano i tifosi azzurri. Lui sorride, imbarazzato: per il coro un po’ goffo, per l’accoglienza travolgente. Quel coro, col senno di poi, aveva visto lungo. Al primo anno in azzurro arriva lo Scudetto. Un’annata oltre ogni aspettativa, collettiva e personale. Quella successiva, sotto la gestione Garcia\Mazzarri, è ricordata in modo negativo per il Napoli, ma paradossalmente non per Jack: più presenze, più minutaggio. In tre stagioni lascia il segno: 109 presenze, 18 gol, 10 assist. In mezzo, l’Europeo vinto con la Nazionale e una presenza costante con il tricolore sul petto.
roma chiamo’
Numeri e profilo che attirano l’attenzione delle grandi d’Europa. Tra queste, l’Atletico Madrid di Simeone. Anche lì trattativa rapida, chiusa in pochi giorni a luglio. La voglia di uscire dalla Serie A e misurarsi altrove è troppo forte. Fin qui, l’esperienza spagnola è fatta di alti e bassi: 13 presenze, 2 gol, 2 assist. Una stagione ancora in costruzione.
Napoli, Madrid… e ora chissà, Roma. Nelle ultime settimane il nome di Raspadori è comparso nella lista di Massara come possibile rinforzo per gennaio. La pista si è scaldata, i contatti sono iniziati, i dialoghi si sono aperti. Nulla di definitivo, ma qualcosa si muove. Roma è una piazza che brucia. E Raspadori le piazze calde le conosce. Facendoci all’inno di Mameli, Roma chiamò: vediamo come risponderà Jack Raspadori.
