Si chiude una parentesi. E si apre una riflessione. Contro il Napoli è arrivata una partita ricca di spunti, novità e conferme. L’esordio di Bryan Zaragoza, i segnali sempre più chiari della crescita di Donyell Malen, la personalità di una squadra che al Stadio Diego Armando Maradona non è andata a difendersi ma a giocarsela.
Il 2-2 finale è un pareggio che tiene la Roma agganciata al treno Champions, mantiene solida la distanza dalla Juventus quinta e consolida la presenza nel gruppo di testa. Ma, allo stesso tempo, lascia una sensazione difficile da ignorare: quella di un’occasione sfumata.
In radio, in questi giorni, l’espressione più usata è stata una sola: “opportunità persa”. Ed è una lettura che ha senso. Perché se è vero che il punto muove la classifica e certifica la maturità del gruppo di Gian Piero Gasperini, è altrettanto vero che l’andamento della gara racconta qualcosa in più.
La Roma è andata in vantaggio due volte. Ha avuto inerzia, ritmo, soluzioni. Ha mostrato qualità e coraggio. E quando vai avanti due volte in uno scontro diretto, è inevitabile pensare che potesse essere la serata dello slancio definitivo verso gli apici del tabellone.
L’incantesimo spezzato
C’è poi un dato che rende il pareggio ancora più significativo. Nelle ultime 15 partite in cui la Roma era passata in vantaggio, erano arrivate 15 vittorie. Una striscia perfetta, simbolo di maturità e gestione. Quando questa squadra colpisce per prima, di solito non lascia scampo. Al “Maradona” quell’incantesimo si è interrotto. E a spezzarlo è stato Allison Santos, firmando il definitivo 2-2 e mettendo fine a una serie che era diventata un marchio di fabbrica dell’era Gasperini.
Non è solo una statistica. È un segnale. Perché racconta quanto questa Roma fosse cresciuta nella capacità di controllare le partite una volta trovata la superiorità. E racconta anche quanto sia sottile il confine tra un salto di qualità e un semplice passo in avanti.
Rammarico sì, ma anche consapevolezza
C’è del rammarico, inutile negarlo. Perché questa è una squadra che con il pareggio ha poco feeling: fin qui era successo soltanto contro il Milan, altro big match. Quando gioca contro le grandi, la Roma raramente si accontenta. Eppure, dentro questo 2-2, ci sono segnali incoraggianti.
La solidità mentale. La capacità di reagire. L’inserimento graduale dei nuovi. La crescita costante di Malen, sempre più centrale nel progetto tecnico. E la sensazione che il gruppo abbia ormai interiorizzato l’identità richiesta dal suo allenatore. La parentesi si chiude, sì. Ma non con un ridimensionamento. Piuttosto con una consapevolezza: per competere davvero fino in fondo servirà trasformare queste partite in dichiarazioni d’intenti, non solo in buone prestazioni. Ora arrivano Cremonese e Juventus. Due sfide diverse, ma decisive per capire se questo pareggio sarà ricordato come un’occasione mancata o come un punto di passaggio verso qualcosa di più grande. La Roma è ancora lì. E questo, a febbraio inoltrato, non è un dettaglio.
