La Roma corre. Corre tanto, corre bene e corre insieme. Contro il Cagliari si è vista una squadra gagliarda, intensa, profondamente gasperiniana. Una serata perfetta: vittoria, riscatto dopo Udine e le prime due gioie di Malen davanti al proprio pubblico. L’attaccante che mancava è arrivato, ha inciso subito e ha dato una risposta concreta a una delle grandi domande della stagione. Tutto risolto? Non proprio.
Perché anche dopo una vittoria convincente, c’è una statistica che continua a riaffiorare partita dopo partita. E non per sminuire quanto di buono si è visto, ma per capire dove questa Roma può ancora crescere.
Una cerniera che funziona, ma produce poco
La fotografia emersa dopo Roma-Cagliari è emblematica di una tendenza che accompagna la squadra dall’inizio della stagione. Il centrocampo giallorosso garantisce equilibrio, intensità e copertura, ma partecipa in misura minima alla produzione offensiva. Una cerniera solida, affidabile, quasi impeccabile nel lavoro sporco. Molto meno quando si tratta di trasformare il dominio territoriale in occasioni e gol.
Contro il Cagliari, Pisilli e Cristante hanno superato entrambi gli 11 chilometri percorsi. Il classe 2004 – oggi titolare a tutti gli effetti – è stato il migliore per contrasti vinti e precisione nei passaggi, confermandosi travolgente per energia e personalità. Cristante, dal canto suo, ha ribadito il suo ruolo da highlander: leadership, letture, continuità. Prestazioni di alto livello. Eppure, ancora una volta, il loro impatto nell’ultimo terzo di campo è rimasto marginale.

Numeri che vanno letti insieme, non a compartimenti stagni
La Roma ha segnato 29 gol in campionato, con il 9° attacco della Serie A. Un dato che per mesi ha puntato il dito contro il reparto offensivo. L’arrivo di Malen, però, ha cambiato il quadro: i gol degli attaccanti (19) sono in linea con quelli di Milan, Juventus e Napoli. Il problema emerge quando si allarga lo sguardo.
Difensori e centrocampisti della Roma hanno prodotto appena 17 gol + assist, contro i 47 dell’Inter, i 36 del Milan, i 33 della Juventus e i 32 del Napoli. Ancora più nel dettaglio: i centrocampisti giallorossi hanno partecipato direttamente a solo 8 reti (gol + assist, esclusi i rigori) in 24 giornate. Non è una statistica per trovare un colpevole. È una spia accesa.
Equilibrio perfetto, creatività limitata
La coppia Koné-Cristante – e oggi anche l’assetto con Pisilli – rappresenta una delle cerniere più affidabili del campionato. Recuperi, duelli, coperture preventive, letture: tutto funziona.
Ma il rovescio della medaglia c’è. Quando il centrocampo non si inserisce, non rifinisce e non tira, tutto il peso creativo ricade sugli esterni e sugli attaccanti.
Non a caso, la Roma è 8ª in Serie A per non-penalty xG (28.77). Un dato che racconta una difficoltà generale nella creazione di occasioni pulite. E un altro numero lo rafforza: solo 2 gol segnati da fuori area in tutta la stagione. Troppo pochi per una squadra che vuole alzare l’asticella.

Le alternative e il vero tema
Le alternative esistono e vanno contestualizzate. Pisilli, oggi, non è più solo un cambio: è parte della soluzione. El Aynaoui, quando tornerà a pieno rodaggio dopo le scorie della Coppa d’Africa, offre inserimenti e confidenza con il gol (non sono un caso le 8 reti a Lens la passata stagione). Il tema, però, non è sostituire l’equilibrio con il rischio. È trovare un compromesso sostenibile.
Perché se è vero che i mediani di Gasperini non sono storicamente goleador, è altrettanto vero che quando l’attacco fatica – o quando serve fare un salto di qualità – qualcuno deve accompagnare, sporcare l’area, portare gol “sporchi”. L’arrivo di Malen ha risolto una parte del problema, non tutto il problema. Questa Roma corre, aggredisce, tiene il campo e resta in partita quasi sempre. Ma chiede ancora troppo a pochi interpreti offensivi. Per crescere davvero, servirà qualcosa in più da chi oggi garantisce equilibrio. Non per cambiare identità, ma per completarla.
