A cura di Andrea Leopardi
Per la prima volta in questa stagione, complice anche una classifica molto corta nelle zone alte, la Roma è scivolata fuori dalla zona Champions, al quinto posto. Il mercato si è chiuso e ha regalato qualche volto nuovo a Gasperini che, contrariamente agli anni scorsi e ai suoi predecessori, non avrà l’impegno europeo del playoff. Tanto ha significato la rete in tuffo di Ziolkowski contro il Panathinaikos.
Più di un mese con la possibilità di preparare una sola partita a settimana – complice anche l’eliminazione in Coppa Italia col Torino -, con l’obiettivo di giocarsi tutte le carte per cercare di riprendersi quanto perso al Bluenergy Stadium contro l’Udinese. Quando ritornerà l’Europa League il 12 marzo, il quadro potrebbe essere più delineato. Nelle scorse stagioni, i giallorossi si sono trovati sempre a un bivio per centrare l’obiettivo Champions: puntare sul campionato o sull’Europa?
La situazione attuale
La rosa della Roma non è mai stata al completo questa stagione. Gasperini ha quindi lavorato quasi sempre con un gruppo parziale, cercando soluzioni talvolta forzate, anche attraverso adattamenti di ruolo. Gli infortuni non sono un dettaglio, soprattutto in attacco. Dybala è ormai a mezzo servizio e la sua cartella clinica in continua evoluzione non fa più notizia; Dovbyk, invece, è out – al secondo stop stagionale – e ne avrà per un altro paio di mesi, cui si aggiungerà del tempo necessario per ritornare in forma e riprendere il ritmo partita; Ferguson entra ed esce dall’infermeria mancando quindi di continuità, aspetto che per uno con la sua stazza è ancora più determinante.
Fino a poco fa c’era anche Bailey, tornato a Birmingham dopo aver visto più il lettino di Trigoria che l’erba del campo. A centrocampo Gasperini deve fare i conti con lo stop di Koné, quasi uno stakanovista fino a quel momento. Menzione per Angeliño, ufficialmente non infortunato e solo ora in lenta ripresa dopo la situazione delicata che lo ha visto protagonista. Al netto dei giocatori arrivati dal mercato invernale che allungano la lista dei tesserati, però, la Roma ha la squadra per giocarsi, senza fare all in su una competizione, il doppio impegno Serie A-Europa League?
I precedenti
A partire da Di Francesco, l’ultimo allenatore a giocare una partita di Champions con la Roma, i giallorossi hanno dimostrato di tenere alle competizioni europee. E non poco. Sono dispendiose ma offrono visibilità, introiti e blasone. Anche se a spuntarla è sempre e solo una squadra. Con le altre che si leccano le ferite. Fonseca ha puntato sull’Europa League nel 2020-2021, arrivando in semifinale. L’eliminazione con lo United ha messo fine alla sua esperienza romana, terminata con la qualificazione alla neo-Conference League. A Mourinho, quindi, il compito di riportare la Roma nell’Europa che conta. Due sesti posti in campionato, accantonati volutamente per far spazio a due cammini europei degni di nota: una vittoria e una finale persa ai rigori che ancora grida vendetta. Quindi De Rossi, anch’esso sesto in campionato, che porta la squadra in semifinale di Europa League, persa negli ultimi minuti della seconda partita contro il Leverkusen.
Fino a Ranieri che, avendo preso la squadra a un passo dalla zona retrocessione, cercava il riscatto principalmente tramite il percorso europeo. Il tutto si è spento con l’espulsione di Hummels a Bilbao, che ha dato il via a una cavalcata in campionato culminata con il quinto posto. Appena fuori dalla tanto sognata zona Champions. La Roma, in questi anni, ha dovuto fare una scelta: per classifica, guida tecnica – Mourinho è sicuramente un allenatore con un DNA europeo più che nazionale – o convenienza, la strada è stata sempre ben chiara. I tanti giovani lanciati – Pagano, Pisilli, Bove, Volpato, Afena Gyan, solo per fare qualche nome – più per mancanza di idee che per volontà, avevano anche un messaggio in sottofondo: la rosa è corta e in Europa ci sono meno partite da disputare. Giovani che anche Gasperini ha avuto modo di buttare nella mischia – Arena e Della Rocca. Non è stato quindi possibile dare lo stesso peso a tutte le competizioni giocate. Anche se, a vedere il passato, quante volte la Roma ha salvato la stagione puntando sull’Europa?
I precedenti di Gasperini
Passando ai precedenti dell’attuale allenatore della Roma, Gasperini, troviamo dati interessanti. La stagione della svolta, 2023-2024, ha dimostrato una cosa: Gasp è in grado di gestire il doppio impegno. Anzi, il triplo. In quell’annata l’Atalanta ha vinto l’Europa League, centrando la qualificazione in Champions anche tramite il campionato. Nessuna scelta anticipata, nessun bivio. La rosa era lunga e in grado di sopportare i carichi stagionali che hanno visto la squadra andare anche in finale di Coppa Italia. L’Atalanta, inoltre, riuscì anche a ridurre il numero di partite disputate, evitando i playoff, arrivando al primo posto del proprio girone di Europa League. Non solo: quella squadra chiuse la stagione in crescendo anche per via della preparazione estiva di Gasperini che punta a dare frutti nel lungo periodo.
Le altre stagioni – in totale a Bergamo ne ha disputate ben 9 -, invece, non hanno dato gli stessi risultati ma rappresentano comunque una svolta per il club di Bergamo, con la Dea che grazie a Gasperini è riuscita a qualificarsi con costanza in Champions League, qualcosa di mai pensato prima da quelle parti. Avversari più difficili – un anno uscì con il PSG ai quarti, un altro con il Real agli ottavi – o mancata esperienza in determinate partite hanno costretto anzitempo i nerazzurri a concentrarsi sulla Serie A. Con una rosa lunga e poche scommesse, Gasperini è riuscito a gestire il doppio – e molto spesso anche triplo considerando la Coppa Italia – impegno senza rinunciare a nulla.
Le avversarie
Ritornando al presente, la classifica è corta e le avversarie non stanno a guardare. L’Inter sembra aver preso vantaggio e naviga in uno stato di grazia impressionante. Il Milan non ha le Coppe – neanche la Coppa Italia – e può comodamente preparare un impegno a settimana forte di un allenatore come Allegri in panchina. Stessa cosa il Napoli di oggi, che al netto della Coppa nazionale ritroverà con il tempo tanti giocatori infortunati che hanno dimezzato le scelte di Conte. E poi c’è la Juve, in ripresa con Spalletti ma ancora in corsa in Europa con il playoff Champions da disputare. A Vinovo, forse, si staranno mangiando le mani per non aver chiamato prima il mister di Certaldo.
Nel calderone è d’obbligo metterci anche il Como, che settimana prossima affronterà il Napoli in Coppa Italia, pure lui con un impegno a settimana. Al netto della poca esperienza a stare in certe posizioni, la squadra di Fabregas vuole sognare in grande. Il Bologna insegna. I posti, però, sono pochi, e qualcuno dovrà rimanere fuori. E gli obiettivi giallorossi sono dichiarati. Gasperini si appresta a vivere questo mese con degli scontri diretti da preparare – Napoli e Juve – che diranno molto. Forse tutto. La musica dell’Europa League, per ora, può attendere. Alla Roma il compito di riscrivere il ritornello.
Le dichiarazioni
Facciamo un passo indietro: vigilia di Roma–Stoccarda, 7a giornata della League Phase dell’Europa League. I giallorossi sono in piena corsa per rientrare nelle prime otto – posizionamento che garantirebbe l’accesso diretto agli ottavi di finale. In conferenza stampa Gasperini tuona: “La nostra attenzione al momento è al campionato”. E poi: “Se i trofei sono l’unica cosa che gratifica allora si è perennemente delusi. Se vincere l’Europa League diventa il metro di giudizio per la Roma allora c’è il rischio di essere sempre molto delusi”.
Parole che indicano quantomeno una strada da seguire: per Gasperini la strada per raggiungere la qualificazione in Champions è il campionato. E ancora: una stagione può essere positiva anche senza vincere trofei. Ma quel “al momento” pesa. Nel calcio tutto cambia in fretta. E Gasperini lo sa bene. Cambiare strada, alla fine, si può quasi sempre.
