La Roma batte il Sassuolo 2-0 e inizia nel migliore dei modi il girone di ritorno. Ecco le pagelle della partita a cura di Stefano Petrucci
Svilar 6,5
Nel giorno del 71° compleanno di Tancredi (auguri di cuore), è più decisivo di un bomber, che del resto non c’è. La sua firma in calce alla vittoria conta almeno quanto quelle di Koné e Soulé. È merito soprattutto suo, se al momento dell’uno-due vincente la gara è ancora sullo 0-0: grande il muro alzato sul Koné del Sassuolo, e poi sulla ribattuta di Laurienté, quando la difesa romanista si apre come una scatola di tonno al minuto 18. Bello anche il tuffo in angolo a chiudere la botta di Fadera, al 25’. Poi soffre meno, perché la squadra di Gasp finalmente ritrova identità, gioco e movimento in attacco.
Ghilardi 6,5
Preferito a Ziolkowski, deve vedersela con il rognoso Laurienté, sprinter della Guadalupa dalle stimmate simil-Gervinho. Impegno duro, nel quale ha però la forza e il coraggio di gettarsi a testa bassa. Barcolla sugli spunti dell’ala di Grosso, ma sa rialzare la testa per il gran finale. È lui ad avviare il 2-0 con l’inserimento da perfetto difensore made in Gasperini: incursione imperiosa e cross a centro area per la finta di El Sharaawy e il sinistro chirurgico di Soulé (79’).
Mancini 6,5
Riprende il comando della difesa e si presenta subito, inchiodando il contropiede di Laurienté (10’). È il segnale che la concentrazione è quella giusta, ma anche che il match sarà molto complicato. Stringendo i denti specie nei frequenti e rischiosi corpo a corpo con Pinamonti, tiene in piedi la baracca fino a quando la Roma non ritrova sé stessa e la strada verso la vittoria.
Ziolkowski s.v. (per mancini dall’88’)
Il finale, per concedere a Mancini di rifiatare.
Hermoso 6,5
Soffre all’inizio la verve di Fadera, gambiano che Grosso spedisce a replicare i movimenti di Laurenté sull’out destro. Lo scalcia a metà primo tempo e rimedia un giallo rischioso, ma anche lui – al pari del resto della truppa – a gioco lungo è capace di riguadagnare stabilità e qualità nelle giocate.
Celik 6,5
Spinge a lungo più di Tsimikas, ma senza ordine né precisione. La mancanza di riferimenti mobili in attacco priva per un bel po’ di sbocchi la sua corsa. Ma via via la sua perseveranza ha la meglio. Specie quando, sulla banda opposta, a menare le danze arriva anche Wesley, l’esterno col motorino.
Rensch s.v. (per Celik dall’88’)
Entra quando il turco non ce la fa più. E per poco non serve ad El Sharaawy l’assist del 3-0: peccato che prima del suo bel cross radente scatti in fuorigioco.
Pisilli 7
Deve pesare come un macigno l’eredità dello squalificato Cristante, dal 2018 colonna inamovibile del centrocampo romanista, a prescindere dal tecnico seduto in panchina. Ma Niccolò non si spaventa, nemmeno nella serata che vede la Roma per un bel pezzo balìa della maggiore brillantezza della squadra di Grosso. È già splendido lo spunto con cross-assist per Ferguson che non riesce a girare a rete, nel primo tempo. Ed è costante l’appoggio alla manovra ritrovata nel secondo tempo.
Koné 7
Imballato dai troppi chilometri percorsi, ammonito troppo presto (22’), sembra soffrire per un tempo ancora più di Pisilli il pressing di Lipani e Ismael Koné, le mezzali di gamba che affiancano la regia sincopata ma lucida di Matic. Quando il livello della Roma sale, anche per la sua spinta, trova la pietra rara del gol che scardina il match: un’incornata da bomber su cross di Soulé, un respiro di sollievo per tutto l’Olimpico.
Tsimikas 5,5
Troppo schiacciato in avvio, appena meno timido nella ripresa che lo vede peraltro incapace di dare un senso alla sua prova: crossa un paio di volte nel deserto, poi fallisce goffamente il comodo sinistro del possibile vantaggio (53’), liberato dalla respinta di Muric su conclusione di El Sharaawy.
Wesley 6,5 (per Tsimikas dal 63′)
Fiaccato dall’influenza ma gettato nella mischia da Gasperini, nel disperato tentativo di aprire varchi nel muro del Sassuolo, si presenta con uno strappo dei suoi: con lui sulle fasce si accende sempre il samba. Non è casuale che dal suo ingresso in poi la partita imbocchi finalmente la discesa.
Soulé 7,5
Non c’è tempo per leccarsi le ferite. Troppe le assenze, Gasp gli chiede di stringere i denti, modificandogli anche la posizione. Da trequarti puro, accentratissimo, soffre la difficoltà di adattamento ma ancora di più la staticità dei colleghi di reparto e anche, piaccia o no, la presenza di Dybala, con il quale al solito si pesta i piedi. Non a caso va meglio quando, all’uscita di Ferguson, Paulo va a fare la prima punta. Di certo la sua ripresa è un’altra storia. Steso da Muric, che aveva scavalcato con un pallonetto su lancio aereo di Hermoso, guadagna un rigore concesso dall’arbitro ma cancellato dal Var per fuorigioco. Ma è l’anticipo del match che finalmente cambia. Prima confeziona l’assist giusto pennellando il sinistro per la martellata di Koné e poi regala a sé stesso e alla Roma l’inserimento del 2-0, sul velo di El Sharaawy.
ROmano s.v. (per Soulé dall’86’)
Un’altra manciata di minuti per questa mezzala di buona prospettiva, dopo quelli dell’esordio a Lecce, tanto per partecipare alla festa finale.
Dybala 6,5
Settantasei giorni dopo, il Sassuolo – l’unica squadra cui è riuscito a segnare un gol in questa stagione – lo spinge a una prova difficile quanto generosa. Parte con un mancino respinto da Muric (6’), chiude il primo tempo con uno straccio bagnato abbondantemente a lato. Ma, alla ripresa, sempre più punta dopo l’uscita di Ferguson, lo scintillio del suo mancino, per quanto ancora non sorretto dalla sostanza atletica che servirebbe, e la sua voglia di mettersi al servizio della squadra diventano uno dei grimaldelli di Gasperini per scardinare la partita.
Ferguson s.v.
Cercasi/aspettasi centravanti. Disperatamente. Con Dovbyk a pezzi, anche lo sfortunatissimo irlandese regge poco, colpito duro al fondoschiena (14’), e avvia un rapido, malinconico spegnimento, dopo l’inizio non semplice nell’impatto col tosto duo Idzes-Muharemovic. Fallita la deviazione sul bel pallone servito da Pisilli, crolla a terra rimediando un’altra botta sul punto già contuso e alza definitivamente le braccia.
El Shaarawy 6,5 (per Ferguson dal 38′)
Entra con la solita buona volontà e qualche lampo della vecchia classe. Un suo buon destro respinto da Muric potrebbe diventare l’assist buono per Tsimikas, ma il sinistro del greco è da codice penale. È comunque capace di costruire un finale da protagonista, confezionando il velo che libera Soulé per il 2-0, segnando un gran gol annullato per fuorigioco iniziale di Rensch e sfiorandone un altro all’ultimo respiro.
Gasperini 7,5
Aspettando Godot-Raspadori – che noia – e un mercato sin qui solo di promesse (e delusioni), continua a raschiare il fondo del barile con cocciutaggine pari all’abilità e all’intuito che ne fanno un protagonista, al di là di qualsiasi giudizio sul suo carattere complicato. Con cinque Primavera seduti accanto a lui in panchina, nervosissimo, presto ammonto da Marcenaro, rimane comunque lucido al punto di stravincere, a gioco lungo, un match diventato difficilissimo per la qualità tattica e podistica mostrata dal Sassuolo di Grosso. Costruire il secondo 2-0 di fila, e stavolta rispetto a Lecce senza un attaccante puro, è un’impresa straordinaria. Ma i rinforzi, specie in attacco, non gli servono: gli sono indispensabili.
Arbitro: Marcenaro 5
A quattordici mesi dal disastro combinato a Verona (grottesco il gol concesso a Magnani, per il 3-2 finale a favore dei gialloblù), l’arbitro ”emotivamente instabile”, secondo definizione di José Mourinho, si conferma alternando decisioni accettabili ad amnesie evidenti, con più di un cartellino distribuito a casaccio e la costante richiesta d’aiuto al del Var.
