21 agosto 2024. È una notte di fine estate come tante, il campionato è iniziato e il mercato sta per finire. Nel perimetro capitolino si parla solo dell’imminente accordo di Paulo Dybala con l’Al Qadsiah. Sembra tutto fatto, ma alle 20.30 arriva la notizia che spiazza il mondo giallorosso: la Joya rimane all’ombra del Colosseo, poco importa se a causa del rifiuto del calciatore o di un dietrofront dello Stato maggiore romanista. La felicità del popolo giallorosso fu tale che in molti si riversarono addirittura sotto casa di Dybala per manifestargli affetto. La sconfitta con l’Empoli arrivata 24 ore dopo passò quasi in secondo piano: la permanenza del giocatore più rappresentativo, mediatico, amato venne giudicata troppo importante per lo sviluppo della stagione.
Ma l’euforia durò poco, perché quella sliding door prese una direzione opposta a quella auspicata. Il contributo realizzativo si affievolì: otto gol e quattro assist nella scorsa stagione, due gol e un assist in questa. Si tratta certamente di un bottino magro, non solo perché si parla di un talento purissimo e di un campione in potenza ma soprattutto se rapportato al primo biennio: l’argentino tra il 2022 e il 2024 riuscì a collezionare 40 gol e 18 assist e spesso quel contributo realizzativo era solo la certificazione di un rendimento magari incostante ma globalmente di alto livello. Ci si rende subito conto di come Dybala abbia cambiato dimensione senza che ci fosse un mutamento dello status: se prima la centralità tecnica del leader veniva giustificata, in questo momento sembra esserci una frattura tra il suo ruolo e le sue prestazioni.
Una delle note dolenti riguarda senz’altro il minutaggio, da sempre una delle molte “red flags” del trequartista argentino. Con la Roma i numeri si sono ulteriormente ridimensionati: in questa annata i minuti messi assieme sono stati 782 su 1.980 che è pari al 40%, mentre lo scorso anno si è fermato a circa il 45% (2.121 su 4.620 a disposizione). Le motivazioni sono molteplici: da una parte la fragilità fisica del calciatore lo ha costretto a lunghi e ripetuti stop, dell’altra c’è stata la reticenza da parte di Juric, Ranieri e Gasperini a sovraccaricare il suo estro con il fine di tutelarlo.
E a proposito di infortuni Dybala nell’ultimo anno e mezzo è stato indisponibile per un cumolo di 190 giorni, saltando ben 23 partite per infortunio. Anche la gestione con il passare del tempo è diventata sempre più difficoltosa, visti i momenti di grande vigore fisico (come i primi mesi con Ranieri lo scorso anno o l’avvio di questa stagione con Gasperini) alternati ai ciclici problemi muscolari. In questa annata emerge soprattutto la tendenza a evitare il tiro: la paura di ricadere in infortuni è sempre più evidente e questo ha inevitabilmente ridotto l’esplosività, la creatività e le performance.
A sei mesi dalla naturale conclusione di un rapporto irrazionale ma intensissimo viene facile pensare che quell’acquisto fosse un rischio giusto da correre, ma appare altrettanto evidente di come il secondo biennio sia stato nettamente inferiore al valore assoluto del fantasista. Il ricordo dei momenti passati con Mourinho e De Rossi restano impressi nella mente di tutti, ma i numeri non tornano, il rendimento è calato e persino la magia che lo aveva sempre circondato sembra essersi nebulizzata. Nulla però ci vieta di sperare in un’inversione di tendenza repentina, che magari convinca la Roma a rinnovargli la fiducia. Difficile, forse impossibile, ma d’altronde non viene chiamato la Joya proprio perché ci ha abituato ai colpi di teatro?
