Zirkzee. Prima di subito. L’input è stato forte e chiaro. Perché se c’è stato un problema in questa prima Roma gasperiniana, è stato il gol. Che, poi, è un controsenso storico ricordando i precedenti del tecnico arrivato da Bergamo alta e bassa, lasciando da quelle parti una schiera di orfani che per qualche mese sono stati costretti a sorbirsi come erede un certo Juric. Con tutte le conseguenze del caso.
Dunque, Zirkzee. Sono giorni caldissimi per quello che riguarda la trattativa con il Manchester United. Se non altro per cercare di anticipare il più possibile il nuovo sbarco in Italia dell’attaccante olandese che si è perso, non soltanto per colpe sue, tra i grigi di una città inversamente proporzionale al sorriso. Dove ha giocato poco e niente, compresa l’ultima fatica dei Red Devils (un funambolico 4-4 con il Bournemouth) in cui è stato spedito in campo al terzo minuto di recupero del secondo tempo. L’ennesimo schiaffo incassato dal giocatore che, peraltro, da tempo aveva maturato l’idea di cambiare aria, meglio ancora per tornare in quel campionato italiano in cui aveva lasciato il segno nel Bologna di Tiago Motta. Il semaforo verde dell’olandese che vuole andare al Mondiale vestito di orange, a Trigoria era stato incassato da tempo, compreso il gradimento di una piazza che gli garantirebbe anche quella vetrina europea della quale ha bisogno per ricordare al suo ct la sua presenza. La Roma sta ora cercando di trovare il punto d’incontro con il club inglese che, un anno e mezzo fa, lo ha acquistato per una cifra intorno ai quaranta milioni come da clausola all’epoca presente nel contratto. Il club giallorosso sta puntando, forte, su una formula che preveda un prestito (due milioni circa) più un diritto di riscatto fissato intorno ai venticinque, cioè la cifra che il giocatore peserà sul bilancio dello United il prossimo trenta giugno. Il club inglese, ovviamente, sta prendendo tempo, sperando che nelle prossime settimane si possa concretizzare un’offerta cash per l’intero cartellino del centravanti. La Roma ha fatto capire che ora non può garantire un obbligo di riscatto, ma che la sua intenzione è quella, il prossimo primo luglio, di acquistare il cartellino. Sapendo di poter garantire, inoltre, un obbligo di riscatto che scatterebbe in caso di qualificazione alla cassaforte della prossima Champions League. E questa potrebbe essere la chiave decisiva perché l’affare si sblocchi in tempi piuttosto brevi.
Ok, allora Zirkzee. Chi però dovrà fargli posto? Anche perché immaginare una Roma con tre numeri nove da gennaio a maggio, ci sembra un’ipotesi poco percorribile. Fino alla trasferta di Glasgow contro il Celtic, il principale sospettato ad andare via era Ferguson. Ipotesi però che è stata seccamente smentita dal direttore sportivo Massara che ha definito le voci di un ritorno al Brighton (titolare del cartellino) dell’irlandese, “speculazioni prive di fondamento”. Vero. In più ci sono state un paio di prestazioni di Evan che a Trigoria hanno fatto nascere un nuovo interrogativo: e se dessimo in prestito Dovbyk consentendogli di andare a giocare puntando sulla capacità del giocatore di ricrearsi una rinnovata credibilità? Per cercare una risposta, a Trigoria si sta lavorando. Nel senso che si sta cercando di capire la fattibilità dell’operazione, magari con un prestito del giocatore all’Everton, club di proprietà della famiglia Friedkin. Senza però considerare uno scambio con Beto. Ipotesi che potrebbe diventare più concreta nel caso andassero male le cose per Zirkzee. Eventualità, però, alla quale il Gasp non vuole neppure pensarci.
