A pochi giorni dalla partita con il Como Gian Piero Gasperini è tornato a parlare, questa volta al Corriere della Sera. Di seguito le sue parole.
“Il 3-4-3 è sempre stato il modulo di riferimento, sebbene lo abbia declinato in modalità differenti, nell’arco della carriera. In Italia non hai mai avuto fortuna. L’ho importato dall’estero, dall’Olanda, in particolare. E non c’è dubbio che, fin qui, il punto più alto l’abbia raggiunto con l’Atalanta”.
Com’è nata la dedizione a questo schema?
“É il mio modo di vedere il calcio. Ma i numeri contano fino a un certo punto. L’aspetto fondamentale è giocare da squadra: credere in un lavoro collettivo, nel quale gli attaccanti difendono e i difensori attaccano. Diciamo la verità: nel calcio, come nel vino, non s’inventa nulla. É lo spirito di gruppo che crea la differenza. Servono applicazione ed altruismo”.
Ha mai dubitato delle sue idee?
“Certo che sì. Ho vacillato varie volte. L’esonero dall’Inter è stato forse il momento peggiore. Però ho saputo rialzarmi. E devo tanto all’Atalanta, che ha continuato a darmi fiducia, anche quando i risultati non arrivavano”.
E a Roma come butta?
“É una realtà completamente diversa, ovviamente. Ma non è una brutta città. Il problema più grosso è la sua cucina. Devo stare attento alle carbonare, sto ingrassando troppo”.
Il sogno scudetto sembra a portata di mano.
“Il nostro piano prevedeva di arrivarci in tre anni. Non ci dispiacerebbe anticipare. Però siamo consapevoli che la strada è lunga. Nel football non esistono vie dritte o percorsi netti. Ci saranno alti e bassi. Se riusciremo a gestirli, chissà…”
Qualcuno sostiene che certi amori fanno giri immensi e poi ritornano. É uno schema applicabile al rapporto tra lei e l’Atalanta?
“E chi può escluderlo? Una cosa è certa. La mia casa a Bergamo non l’ho tenuta”.
