TIME OUT – Un rimpianto chiamato Mason

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Pubblicato il:   11 Settembre 2026

Un pareggio e due rimpianti. Il primo è il pareggio stesso. Il secondo ha un nome, Mason, e un cognome, Greenwood. Che a Istanbul ci ha confermato come davvero fosse l’uomo perfetto per garantire un ulteriore step di qualità a una Roma con ambizioni ancora maggiori rispetto a quelle che già ha.

L’inglese è un campione in grado di giocate che voi umani. E ce lo ha ribadito nei novanta minuti di Istanbul che hanno santificato il nostro ritorno in quella Champions che è tanto mancata a noi e al bilancio romanista. Non so voi, ma io ogni volta che il pallone finiva tra i suoi piedi, avevo la sensazione che potesse succedere qualcosa di poco bello per la nostra Roma.

Cosa purtroppo puntualmente avvenuta in occasione del gol del pareggio del Fenerbahce a inizio ripresa. Vero, la rete l’ha segnata Brown, ma in realtà il gol è merito dell’inglese per quel suo tocco di prima a smarcare il compagno davanti a Svilar che ha reso ancora più goffa e inopportuna l’uscita di Mancini alla ricerca di un pallone che il difensore ha visto svanire per quel tocco di Greenwood perfetto per tempi e forza sul pallone.

Inevitabile, ora, tornare a pensare a quello che poteva essere e non è stato. Perché se la Roma fosse riuscita a portarlo in Trigoria, non solo oggi non si direbbe di un reparto offensivo corto che più corto non si può, ma quanto per il fatto che il Gasp avrebbe avuto a disposizione un altro campione in grado di fare la differenza, garantendo alla Roma ambizioni con un orizzonte ancora più lontano e prestigioso.

Perché l’inglese è un giocatore in grado di fare la differenza ogni volta che tocca il pallone. Ha qualità fuori dal comune. E’ capace di inventare calcio ogni volta che ne ha la possibilità. Ha colpi vietati agli altri. Prendete il gol che abbiamo subito. Quando gli arriva quel pallone, con una difesa della Roma sostanzialmente fuori posizione, per renderlo decisivo ha una sola possibilità, toccarlo di prima con la giusta forza.

E lui quello fa dicendo a Brown vai e segna. Molti altri calciatori in quella situazione probabilmente avrebbe toccato il pallone due volte rendendo vano il vantaggio che si era creato, oppure avrebbero scelto l’azione personale che quasi certamente non avrebbe portato al gol. Invece lui ha fatto la cosa giusta al momento giusto e con la forza perfetta su quel pallone.

Per questa ragione quando è successo i rimpianti per il suo mancato arrivo a Trigoria, sono tornati di stretta attualità. Immaginatelo nel sistema gasperiniano e in questa Roma che pensa e gioca soprattutto offensivo. E’ vero che si trova meglio sulla corsia destra quella di Dybala (e Soulé in alternativa), ma l’inglese è un giocatore che dove lo metti inventa calcio, con quei due piedi che non capisci se è destro o sinistro.

Per dire: a un certo punto stava calciando di sinistro, poi ci ha ripensato e lo ha messo al centro con il destro. Roba per pochi. In sostanza: Greenwood e Dybala alle spalle di Malen, ma cosa e quanto di bello poteva succedere?

Si potrebbe dire che adesso è inutile stare qui a pensare all’occasione che non si è riusciti a concretizzare. Ci sta, ci mancherebbe, ma questo non toglie che dopo averlo visto con la maglia del Fenerbahce, pur sapendo che prenderlo ora è come inseguire la balena bianca, a noi pare sempre più evidente la necessità per la Roma di intervenire, a gennaio, per dare a Gasperini un altro giocatore offensivo possibilmente di qualità.

Anche inferiore a quella di Greenwood, perché in giro per il mondo non ce ne sono tanti come l’inglese, ma comunque in grado di garantire al tecnico un’altra opzione offensiva a una squadra che come filosofia, mentalità, ambizione ha quella di segnare un gol più dell’avversario piuttosto che incassarne uno in meno. Nell’attesa, comunque festeggiamo questo ritorno in Champions League dove la Roma ha dimostrato di poterci stare e competere. Con un Greenwood o quasi in più, pure di sognare.

Categorie:   Approfondimenti, News

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