Nel 2019 Gasperini affronta la prima Champions della sua carriera con l’Atalanta. Nel 2026 è l’artefice del ritorno della Roma nella stessa competizione. Sette anni dopo, la sfida è diversa: allora la Champions rappresentava il punto di arrivo della crescita dell’Atalanta, oggi è il punto di partenza della trasformazione della Roma.
La prima volta della Dea
Gasperini conquista la Champions nella stagione 2018-2019, al suo terzo anno, dopo aver costruito un’identità ben precisa. La squadra arriva terza in campionato e gioca un calcio offensivo fatto di intensità, aggressività e verticalizzazioni. Una formazione ormai riconoscibile, nella quale giocatori come Papu Gomez e Josip Ilicic hanno il compito di creare superiorità numerica e mettere Duvan Zapata nelle condizioni migliori per colpire.
La sfida del tecnico piemontese, dopo aver costruito un modello in Italia, è capire se quel calcio può funzionare anche sul palcoscenico europeo.
Il mercato estivo ha soprattutto l’obiettivo, attraverso acquisti mirati, di consolidare quanto già costruito. In nerazzurro arrivano giocatori come Luis Muriel e Ruslan Malinovskyi, mentre il prestito di Mario Pasalic dal Chelsea viene ulteriormente prolungato di un altro anno.
Sono innesti che aumentano qualità e alternative senza modificare la struttura della squadra. Gasperini può così affrontare la Champions con una rosa più profonda, mantenendo allo stesso tempo le certezze che hanno portato i bergamaschi tra le prime quattro della Serie A.
Una campagna europea da ricordare
Dopo aver perso le prime tre partite del girone, l’Atalanta cambia passo e conquista sette punti nelle ultime tre, riuscendo a ottenere una storica qualificazione agli ottavi di finale. Qui i bergamaschi eliminano il Valencia, prima di fermarsi ai quarti di finale contro il PSG, con la rete decisiva dei francesi arrivata solo nei minuti finali.
La reazione dopo le tre sconfitte iniziali diventa così la prima dimostrazione della capacità di Gasperini di accompagnare la squadra anche nel salto di qualità.
La Champions non interrompe il percorso di crescita dell’ambiente Atalanta ma, al contrario, ne diventa parte. In campionato, la squadra finisce nuovamente al terzo posto in classifica, confermando il posto nell’Europa dei grandi anche per la stagione successiva.
Una sfida diversa
Oggi Gasperini si trova davanti a una situazione diversa. Se l’Atalanta del 2019 arrivava alla Champions come conseguenza naturale di un percorso di crescita, la Roma ci arriva con l’ambizione di consolidarsi immediatamente tra le realtà di vertice.
Se quello dei bergamaschi era un mercato di consolidamento, quello dei giallorossi assume i contorni della trasformazione.
La campagna acquisti appena conclusa ha dovuto fare i conti con i vincoli della UEFA. A differenza di quanto accaduto con l’Atalanta, però, Gasperini ha dovuto lavorare all’interno di vincoli economici più stringenti.
La Roma è impegnata nel percorso previsto dal settlement agreement con la UEFA e il mercato ha dovuto quindi conciliare le esigenze tecniche dell’allenatore con quelle finanziarie del club. Nello specifico, ha dovuto mantenere un equilibrio tra investimenti, ingaggi e ricavi.
Gli innesti arrivati dal mercato vanno letti anche in questa direzione: giocatori scelti per offrire nuove soluzioni nella costruzione della manovra e nella gestione del possesso, ma dai costi contenuti in termini di ammortamento.
A che punto è Gasperini?
Nel 2019 Gasperini è l’allenatore di un progetto in piena ascesa, chiamato a portare l’Atalanta dove non è mai stata. Oggi, invece, è chiamato a prendere una squadra con ambizioni più grandi e trasformarla in una realtà capace di competere stabilmente ad alto livello.
La prima Champions è stata il traguardo di un percorso costruito negli anni. Quella della Roma può diventare il punto di partenza di una nuova fase della carriera di Gasperini: non più accompagnare una squadra verso un salto di qualità, ma costruirla per competere a quel livello.
