Una spaccatura senza precedenti travolge i vertici del calcio internazionale. Tutte le 55 federazioni nazionali aderenti alla UEFA hanno votato all’unanimità per boicottare la Coppa del Mondo e l’insieme delle competizioni sotto l’egida della FIFA. Una presa di posizione categorica che apre una crisi istituzionale dalle proporzioni storiche.
Il caso “FIFA Forward Enterprise”: quote in vendita per 4,2 miliardi
A far scoppiare il caos è stata l’ufficializzazione della “Fifa Forward Enterprise” (FFE), una nuova holding commerciale da 20 miliardi di dollari creata da Zurigo per gestire in via esclusiva i diritti e la macchina organizzativa del Mondiale e del Mondiale per Club.
Il piano guidato da Gianni Infantino prevede di raccogliere circa 4,2 miliardi di dollari entro la fine dell’anno cedendo quote di minoranza a investitori privati. Nonostante le rassicurazioni della FIFA sul fatto che si tratti di quote senza poteri di controllo, l’Europa ha risposto compattandosi e respingendo in toto l’operazione. Il primo sciopero concreto andrà in scena già a ottobre, in occasione dei play-off per la Coppa del Mondo femminile.
Il durissimo attacco della UEFA: “Fallimento di leadership, il calcio non si vende”
Al termine di un vertice d’urgenza in videoconferenza, la UEFA ha diramato un comunicato dai toni perentori, accusando la FIFA di un “profondo fallimento di leadership” e di una condotta basata su “intimidazione e coercizione” per aver agito nel segreto senza alcuna consultazione con i movimenti europei. “La Coppa del Mondo non può essere trattata come un prodotto d’investimento. È uno dei più grandi lasciti sportivi del calcio. È stata costruita nel corso di generazioni da giocatori, nazionali e tifosi in ogni continente. Nessuna parte di essa dovrebbe mai essere ceduta a investitori privati. La Coppa del Mondo non è in vendita.”
Il rischio dei fondi privati: profitto prima di club e giocatori
Oltre al metodo, la UEFA ha contestato duramente il merito economico della riforma. L’ingresso di azionisti e capitale privato all’interno della gestione dei tornei nazionali trasformerebbe il calcio in un prodotto vincolato alle logiche di rendimento finanziario.
Il timore dell’Europa è che ogni futura decisione sui calendari, sul formato dei tornei e sulla salute dei calciatori venga subordinata alle richieste di profitto degli investitori. La posizione della UEFA resta irremovibile: nessuna nazionale europea prenderà parte ai tornei FIFA finché il piano non verrà definitivamente accantonato con garanzie vincolanti.
