Il caso legato alla squalifica sospesa di Folarin Balogun continua a far discutere e ad alimentare un acceso dibattito nel mondo del calcio internazionale.
L’attaccante, espulso con rosso diretto nella sfida contro la Bosnia, è stato successivamente “graziato” dalla FIFA in seguito all’applicazione dell’articolo 27, una scelta che ha sollevato reazioni a catena dentro e fuori dal campo.
Non solo lo spogliatoio del Belgio ha espresso forte contrarietà, parlando apertamente di ingiustizia e arrivando a evocare, in riferimento anche alla telefonata tra Donald Trump e Gianni Infantino, possibili interferenze politiche nello sport.
Critiche che sono arrivate anche da diversi allenatori e dirigenti di altre federazioni, preoccupati per il precedente creato dalla decisione.
Tra le voci più nette anche quella del presidente della FIGC Giovanni Malagò, che a Radio Anch’io Lo Sport ha commentato duramente la vicenda: “Mi è sembrata veramente un’assurdità. Sono andato anche a guardare questo articolo 27 che consente o consentirebbe questa decisione alla FIFA e soltanto alla FIFA. Non è replicabile nei vari campionati nazionali e dico: ‘Meno male!’, perché sarebbe veramente l’Armageddon. È inutile che ce la raccontiamo, questa scelta ha un evidente sapore politico, lo ha scritto anche il New York Times. Oggettivamente è un precedente pericolosissimo, un precedente politico pericolosissimo. Spero se ne rendano conto. Quando vedi una decisione presa così, si perde la meritocrazia, che è la base del calcio”.
Una presa di posizione che alimenta ulteriormente il dibattito su una decisione destinata a lasciare strascichi e a sollevare interrogativi sulla gestione disciplinare a livello internazionale.
Anche il Uefa, come riportato da Agi si è espressa sull’argomento: “La Fifa ha oltrepassato il limite“
