Artem Dovbyk si è raccontato in una lunga intervista rilasciata al canale YouTube “Rosso Dritto” dove ha ripercorso alcune delle tappe più signficative della sua carriera. Di seguito alcune delle sue parole.
Sul trasferimento alla Roma: “In quell’estate stavo aspettando l’Atletico, ne avevamo già discusso. Tutto era concordato, anche tra i due club. Poi il loro direttore è scomparso, non c’è stata più risposta. Poi mi ha chiamato De Rossi e c’è stata da subito connessione. Lui mi voleva, io gli dissi che avrei aspettato ancora l’Atletico. Poi ho visto che qualcosa nel loro atteggiamento non andava, ho riparlato con De Rossi e gli ho chiesto del tempo. Successivamente ho dato il via libera alla Roma. La situazione con l’Atletico era un vicolo cieco. Poi ho ricevuto le chiamate dall’Atletico, ma avevo dato la mia parola a De Rossi. Sono andato da De Rossi perché mi fidavo di lui, ho avuto la sensazione che tra noi ci fosse una connessione. Non avrei mai immaginato che De Rossi sarebbe stato esonerato dopo solo tre partite. Dopo Totti, lui è la più grande leggenda del club, ho pensato: “come si può cancellare la leggenda di un club dopo 3 partite?” È stato irrealistico”.
Su Juric e Ranieri: “Abbiamo perso molte partite. In 70.000 mila all’Olimpico ci hanno fischiato. Poi è arrivato Ranieri. Un uomo molto saggio. In quella stagione ho segnato 17 gol, nonostante abbiamo avuto 3 allenatori”
Sulla stagione appena conclusa e gli allenamenti di Gasperini: “Questa stagione per me è stata un fallimento, anche a causa degli infortuni. In estate sono stato molto vicino al Milan, c’era questo scambio che si sarebbe dovuto fare. È stato difficile farlo negli ultimi giorni. A gennaio? Volevo finire la stagione con la Roma. C’era la possibilità di andare al West Ham. Ora voglio capire se c’è spazio per me. Gli allenamenti con Gasperini sono i più duri di tutta la mia carriera e c’è molto lavoro di corsa senza la palla”.
Che atmosfera si respira allo Stadio Olimpico? “L’Olimpico è incredibile. Non importa quale partita si giochi. A Roma o sei il Re o scendi. Adorano il calcio, quando la squadra vince per loro siamo i migliori giocatori d’Europa”.
