La Roma ha preso l’erede di Dybala. Si disse così, due anni fa, dopo una trattativa non proprio facilissima, quando a Trigoria arrivò Mati Soulé dalla Juventus, dopo aver giocato una stagione con il Frosinone, conclusa con un’immeritata retrocessione per “colpa” proprio della Roma. Ventisei milioni di euro più quattro di bonus (tutti maturati) il costo del cartellino del giovane argentino al quale in molti, se non proprio tutti, pronosticavano un futuro da protagonista, l’attaccante di fascia che avrebbe illuminato il futuro giallorosso.
Ora siamo qui, due anni dopo, con una realtà ribaltata. Perché per quello che si sente dalle frequenze di quella radio mercato che di questi tempi va in onda ventiquattro ore al giorno, Dybala è destinato a prolungare il suo contratto con il club, mentre il suo erede pare che dovrà fare le valigie e salutare, vittima, si fa per dire, di quell’esigenza di fare plusvalenze con cui la Roma è obbligata a fare i conti perlomeno da qui al prossimo trenta giugno.
Dov’è l’errore? Forse non c’è, certo però è ci stiamo confrontando con un presente molto diverso da quello che si pensava sarebbe stato nel momento in cui il baby argentino sbarcò a Trigoria. Doveva essere l’erede con tanti saluti all’idolo Dybala, sembra che possa succedere l’esatto contrario. Eppure stiamo parlando di un ragazzo che nell’aprile scorso ha compiuto appena ventitrè anni.
Nella Roma, incredibilmente, ha giocato due stagioni in fotocopia, in ognuna 42 presenze, 7 gol, 8 assist, pure i minuti uguali 2778. A volerlo fare apposta non ci sarebbe riuscito nessuno. In totale dunque, 84 presenze, 14 gol (12 in campionato), 16 assist. Numeri che non possono essere una bocciatura, soprattutto nell’ultima annata quando la seconda parte della stagione per Soulé è stato un mezzo calvario a causa di una pubalgia che non gli ha permesso neppure di giocarsi le sue chance in chiave Mondiale con la sua Argentina. Al contrario il maestro Dybala ha continuato a dover fare i conti con le sue fragilità fisiche al punto che in molti a metà dell’ultima stagione consideravano l’avventura romanista della Joya destinata a concludersi come il suo contratto.
Storie di calcio e bilanci, ma che ci fanno comunque porre una domanda, giusto per quel piacere del dibattito che ha accompagnato chi scrive da quando ha avuto capacità di intendere e volere. Ovvero: la Roma fa bene, al di là di qualsiasi considerazione economica, a privarsi di un ventitreenne che logicamente il meglio ce lo ha davanti? Io temo di no. E mi domando: ma siamo sicuri che Sommerville o Tsolis, tanto per fare un altro nome, siano meglio di Mati che ha pure il vantaggio di conoscere ormai molto bene il nostro calcio? Forse se arrivasse Nusa (o Diomandè o Fofana), il mio dubbio sarebbe di più facile soluzione, ma per il resto dei possibili sostituti, faccio fatica, oggi come oggi, a vederne un vantaggio tecnico. Fermo restando che sono felicissimo della più che probabile conferma di Dybala che, quando sta bene ovvio, considero tuttora il miglior calciatore del nostro campionato. Una coppia a destra con Soulé la troverei comunque importante, per poi completare il tridente con uno come Greenwood, oltre a Malen, che da queste parti può essere un autentico crack. Certo ci sono le esigenze economiche a poter determinare una scelta diversa. Mi dispiacerebbe però, e questo probabilmente è colpa di un mio lato romantico almeno per quello che riguarda la Roma, dover vedere il meglio di Soulé vestito con un’altra maglia.
