Chi è Pietro Scala? Un interrogativo divenuto quasi un tormentone nella Capitale. Dalle operazioni Wesley e Bailey all’amicizia con Ryan Friedkin: di seguito la ricostruzione del direttore Peppe Lomonaco e di Filippo Biafora sul caso empirico che ha portato il laterale brasiliano nella Capitale la scorsa estate.
Questo l’incipit del direttore Peppe Lomonaco: “Domenica, durante la puntata di Report, andrà in onda un servizio a cura di Daniele Autieri. Il girato riguarderà il sistema calcio italiano, con un focus sulla possibile convenienza derivante dal tesseramento dei calciatori stranieri. All’interno del prodotto dovrebbe esserci un passaggio anche sulla Roma e su Pietro Scala, figura vicina a Ryan Friedkin“.
Filippo Biafora, oggi ospite in studio, ha proseguito così: “Il nome di Pietro Scala mi è stato fatto quasi un anno fa. Indagando e cercando spunti sulla persona in questione, ho provato a capire se ci fosse qualcosa che non andasse. Da quello che ho potuto constatare, però, Scala è in possesso di una licenza FIGC ed una licenza CONI. Stesse licenze già in dote nel periodo delle operazioni Wesley e Bailey. Questa documentazione è sufficiente per gli organi di controllo. C’è, tuttavia, una disputa internazionale in atto tra la FIFA e gli agenti italiani. Il motivo? Chi è in possesso della licenze sopracitate – ottenute dopo un doppio esame piuttosto complicato- potenzialmente non ha la licenza FIFA. Ciononostante, il possesso delle due autorizzazioni permette di operare in Italia. Il problema sorge, al contrario, quando si lavora all’estero. Il nostro paese ha una legislazione propria e non si cura delle imposizioni della FIFA, parametro e comportamento che fa nascere non pochi problemi per chi, invece, ha una licenza FIFA ma non FIGC e CONI e che non può, dunque, operare nella nostra penisola“.
Biafora ha poi continuato: “Nell’insistere sul lavoro in questione, ho rinvenuto che, quando la Roma ha pagato la prima parte della commissione di Wesley, c’è stato un regolare versamento di Pietro Scala nei confronti degli agenti brasiliani di Wesley (che non avevano le licenze necessarie per lavorare in Italia). La Roma aveva bisogno di una figura alla Pietro Scala per gestire l’operazione e lo ha ricompensato con una piccola percentuale (stessa percentuale che viene data ad altri intermediari altrove). Mi preme, poi, fare un’altra specifica: l’ecosistema appena descritto esiste ovunque, non solo in Italia. Raiola ha dominato il mondo degli agenti in ambito internazionale per anni. Non vedo, dunque, ombre sulle operazioni dei due calciatori“.
