TIME OUT – Scontri e riscontri

Dan e Ryan Friedkin all'Olimpico

Credit: Gino Mancini

Pubblicato il:   20 Aprile 2026

Scontri e riscontri. Che nella Roma vanno di pari passo. Al punto da dover credere, con solide motivazioni, che gli scontri siano una conseguenza dei riscontri. E viceversa. Sono talmente tante le situazioni che si sono susseguite nelle ultime stagioni, che non può essere certo un caso se stiamo qui, ancora una volta, a esaminare quello che non va in una società che non è una società. Con una proprietà che di fatto da un paio di anni si è volatilizzata, e non conta nulla se fanno una call al giorno. Con una serie di allenatori che non riescono a dare corpo a un progetto. Con giocatori che li puoi girare come vuoi o far giocare con mille moduli, ma quelli sono. Con dirigenti che cambiano di anno in anno. Con direttori sportivi che si alternano stagione dopo stagione con l’unico comun denominatore di presentarsi a Trigoria a giugno, quando cioè le manovre di mercato sono iniziate da mesi e i numeri del bilancio da rispettare si devono concretizzare nel breve spazio di poche settimane.

E’ questa la Roma con cui ci stiamo confrontando da quando la famiglia Friedkin ha preso il timone di comando del club che il prossimo anno soffierà su una torta con cento candeline. Ma se all’inizio ci si poteva aspettare una naturale ignoranza su cosa fosse il mono del calcio, dopo sei anni e una vagonata di errori, le attenuanti non possono essere più accampate, anche perché vorrebbe dire che non si voluto fare nulla per provare a capire, per esempio, che l’azienda calcio è diversa da qualsiasi altra, basta un arbitro incompetente per cambiare il panorama, i conti, i progetti, il futuro.

Parlavamo di scontri. Che negli ultimi anni sono stati una costante all’interno del club. Si è provato a tenerli nascosti dietro quella scelta del silenzio che da sempre ha accompagnato questa proprietà, ma poi alla fine sono puntualmente venuti alla luce. Ricorderete tutti come alla fine della sua avventura alla Roma, lo Special One Mourinho non si fece scrupolo di denunciare come i suoi rapporti con l’allora direttore sportivo Tiago Pinto, fossero pessimi, al punto da dire che si augurava di non dover mai più incontrare il connazionale. Il bis non richiesto è venuto fuori quando Daniele De Rossi è stato confermato sulla panchina del suo e nostro cuore. Cosa che mandò su tutte le furie la Souloukou che voleva Palladino (e Modesto direttore sportivo). Così la signora greca cominciò a mettere i bastoni tra le ruote al Sedici, arrivando al punto di dire alla proprietà che la squadra non voleva più De Rossi. Licenziato. Ma dopo pochi giorni messa alla porta pure la greca perché mister Dan aveva scoperto che gli erano state raccontare una marea di bugie. E poi arriviamo ai giorni nostri, con il clamoroso capo d’accusa di Claudio Ranieri nei confronti di Gasperini, il tutto a pochi minuti dal fischio d’inizio della sfida contro il Pisa. Da lì, il finimondo. In questa meravigliosa città, non si è parlato d’altro e ancora adesso, nel momento in cui scriviamo, la situazione è di quelle di coloro che son sospesi, la proprietà non ha fatto una scelta, il caos tutto è meno che calmo, la Champions League ancora una volta è per il prossimo anno.

Il tutto senza tener conto del passato. E qui passiamo ai riscontri. Che, nella fattispecie, sono numerici. Perché la Roma dalla stagione 2018-19 è uguale a se stessa in una maniera che neanche volendolo ci si sarebbe riusciti. Emblematici i punti conquistati dalla squadra dopo trentatrè giornate di campionato. I 58 di questa stagione, sono il massimo ottenuto. Come nel 2023-24, 2022-23 e 2021-22. Uno in più delle stagioni 2024-25 e 2019-20, tre in più delle stagioni 2018-19 e 2020-21. Una costanza di rendimento che è un capo d’accusa senza se e senza ma. Se poi si vuole aggiungere qualche altro riscontro, basta prendere in esame gli scontri diretti. La Roma sono anni che è ultima nella classifica dei big match.

Come quest’anno dove in dodici partite contro Inter, Milan, Napoli, Juventus, Como e Atalanta, ha ottenuto una vittoria (col Como quando non era ancora uno scontro diretto), quattro pareggi e sette sconfitte. Sette punti in dodici partite, con questi numeri la Champions League la vedi in televisione. Tra una scontro e l’altro. La proprietà l’avrà capito? Temiamo di no, con tutte le conseguenze del caso anche per la prossima stagione.

Categorie:   Editoriali
Tags:   Time Out

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