A poco più di 24 ore da Roma-Atalanta, in programma domani all’Olimpico alle ore 20:45, Gian Piero Gasperini ha risposto alle domande dei cronisti presenti in sala stampa.
Prima delle domande, il mister ha preso la parola
C’è stata questa intervista di venerdì scorso che ha creato tutta questa situazione. Per me è stata una sorpresa incredibile. Non c’è mai stato un tono diverso tra me e Ranieri, è stato qualcosa di inaspettato. In tanti mesi, non ho mai avuto questa sensazione da parte sua. Da quel momento in poi, mi sono preoccupato di non rispondere e di non creare nessun tipo di danno, di difficoltà, alla squadra e al pubblico, che verrà allo stadio per vedere una partita di livello, importante per la classifica. Vorrei che parlassimo di questo e non di altro.
Come ha influito questa situazione sulla preparazione della partita?
“Ho subito, mio malgrado, tuto questo impatto mediatico. Per me e la squadra, però, l’impatti e gli alibi sono zero. Ho cercato di spostare l’attenzione soltanto sulla partita, che è importante per entrambe le squadre, forse un po’ più per noi”.
Sembrava che Wesley potesse recuperare. Come sta e c’è un po’ di tensione sul recupero degli infortunati?
“Il recupero degli infortunati è motivo di confronto interno. Wesley si sente di poter giocare, effettua sprint e scatti, ma la parte medica ritiene che ci siano dei rischi. Da qui, nascono delle discussioni e delle problematiche. Wesley ha una volontà incredibile di partecipare a questa gara e, magari, dall’altra parte frenano. Non ho mai forzato. Tutti gli allenatori dipendono dall’ok dei medici”
Questo cortocircuito può influenzare la mente dei giocatori?
“Zero, nessun alibi. Anzi, semmai un po’ più di benzina in più. Credo che la gente lo capisca e sosterrà ancor di più la squadra”
Si sente più vicino o più lontano alla Roma rispetto ad una settimana fa?
“Non parlo di questo, è una domanda che continua a creare problemi e non voglio”.
Ci sono diverse defezioni soprattutto in attacco. Ci può dare qualche indicazione di formazione?
“Abbiamo perso Pellegrini rispetto alla settimana scorsa. È stato un peccato anche per la natura dell’infortunio. Ci sono El Shaarawy, Zaragoza. Pisilli ha avuto una distorsione lunedì, ma oggi lo valuteremo”.
L’approdo o meno in Champions cambierà qualcosa?
“La società e Ranieri sono sempre stati chiari nell’elencare gli obiettivi di quest’anno. Io ho sempre pensato che potevamo raggiungere la Champions fin da subito. Da solito avviene il contrario, la società pone obiettivi più alti rispetto all’allenatore. Ho sempre spinto in questa direzione per cercare di migliorare la squadra. Anche se nel corso della stagione abbiamo avuto defezioni importanti e lunghe, soprattutto da gennaio in poi. Ho sempre pensato che con qualche idea in più avremmo avuto più chance di raggiungere l’obiettivo. E ripeto, non ci sono mai stati toni così aggressivi”
Cosa la preoccupa come programmazione futura?
“Ho sempre lavorato e spinto nel tentativo di migliorare la squadra con quelle che sono le mie idee di calcio. Ho spinto nella direzioni di certi tipi di giocatori, la mia intenzione è sempre stata quella di migliorare la squadra per raggiungere subito, se possibile, l’obiettivo. E anche con gli infortuni, ci proviamo lo stesso”.
Cosa pensa dell’Atalanta di oggi e di Palladino? Ci sono stati frizioni all’andata?
“Raffaele lo conosco da quando ha 17 anni. Credo di esser stato a lungo un riferimento anche per lui. Le tensioni in una gara sono normali, ognuno tira per la sua squadra. Poi, quando finisce la partita finisce tutto. Avevo amici con cui mi tiravo delle legnate in partita e, una volta finita, andavamo a cena insieme. So di affrontare una squadra ben costruita. Ho lasciato una squadra in Champions con un anno di contratto e la società voleva prolungare a tutti i costi. Ritenevo, però, che il ciclo fosse chiuso. Sono venuto a Roma perché ho visto una possibilità straordinaria e sono contento della scelta che ho fatto. Con l’Atalanta è stata una storia bellissima di nove anni e ho lavorato tanti anni con il Genoa. Forse non sono una persona così brutta”.
Pensa che alla Roma può alzare l’asticella?
“Sono venuto con quello spirito, con quella convinzione. Quando ho conosciuto questa proprietà, ho fatto una scelta anche rispetto ad altre cose”.
Sarà più facile rubare palla in alto o costruire dal basso?
“Sono due squadre simili, molto equilibrate, che si conoscono bene. L’Atalanta ha un nucleo straordinario che garantisce grande continuità. Credo che sarà una bella partita e molto difficile per entrambe. Mi piace parlare di questo tipo di scontro, di questo contrasto. Sono convinto che la gente ci darà una mano. I tifosi devono pensare soltanto alla partita e non al resto”.
C’è un qualcosa di quello che ha fatto all’Atalanta che vorrebbe riprendersi?
“A Roma c’è tutto, soprattutto nella squadra. All’Atalanta c’erano dei giovani, ma anche Gomez, Ilicic, Toloi, De Roon e tanti altri. Poi, sono arrivati Ederson, Lookman, Scamacca. Ma c’è stato sempre un nucleo, non solo di ragazzini, una squadra forte. E la società ha avuto introiti importanti. È stata brava a vendere e ad acquistare bene. L’Atalanta ha lottato in Italia e in Europa facendo utili. Non solo per merito mio, ma anche per la società e per la grande sintonia. A un certo punto questa sintonia, un po’ per il cambio proprietà e un po’ perché non c’era più il papà al quale ero più legato… (poi abbandona la conferenza stampa trattenendo le lacrime, ndr)”.
