Gabriele Gravina, ex Presidente Federale, ha rilasciato un’intervista al Corriere della Sera. Al centro, il mancato terzo mondiale e il fallimento della Nazionale. Ecco uno stralcio delle sue parole.
La sconfitta contro la Bosnia.
“I ragazzi mi avevano assicurato che avrebbero dato il massimo e così è stato. Gattuso allenatore preparato e persona meravigliosa, ha dato un’anima alla squadra nonostante il poco tempo. E Buffon ritengo che abbia una grande carriera davanti a sè. Forse mi sarei dovuto allenare di più…”.
Perché si è dimesso?
“Avevo detto che saremmo dovuti andare al Mondiale anche a nuoto e invece non ci siamo riusciti. Le dimissioni sono un ultimo atto d’amore verso il calcio. Avevo pensato di farmi da parte già prima dei playoff per i vincoli, i legami e gli impedimenti che frenano la crescita e lo sviluppo del movimento. Alla fine, ho deciso di rimanere e ho accettato questa via Crucis“.
In che Paese siamo se un Presidente è costretto a stare rintanato nella sua abitazione o girare scortato?
“Un Paese in cui il pensiero si ritrae e lascia spazio agli istinti più bassi e animaleschi. Speravo uscissimo meglio dal post Covid e invece certi istinti sono peggiorati“.
Cosa invidia alle altre Federazioni dei Paesi top, Inghilterra, Spagna, Francia, Germania.
“Lo sapete, adoro il modello tedesco. Loro sono partiti da zero nel vero senso della parola e adesso stanno cominciando a vederne i frutti. Una visione lungimirante che da noi non esiste. Diciamolo chiaramente: in Italia della Nazionale frega solo ai tifosi. Agli altri, compresa la politica, serve solo per rivendicare, quando le cose vanno male, forme di posizionamento personali”.
