Il solito film dell’errore

Photo Credit: Gino Mancini

Pubblicato il:   21 Marzo 2026

CORRIERE DELLO SPORT (MIMMO FERRETTI) – Momentaccio. Fuori dall’Europa League dopo essere uscita anzitempo anche dalla Coppa Italia. E il sesto posto in campionato non promette nulla di buono, in ottica zona Champions. La Roma si è persa per strada, arranca alla ricerca di sé stessa, fatica a essere una squadra credibile.

I motivi della crisi (sì, crisi) sono molteplici: entrano in ballo argomentazioni psico-fisiche e tattiche e, come sempre capita in questi casi, i ragionamenti, i dibattiti e le discussioni vertono soprattutto sul lavoro (e sul futuro) dell’allenatore. Che, va detto subito, non è esente da colpe.

Gian Piero Gasperini è legato alla Roma da un contratto triennale: il club ha scelto questa soluzione, la scorsa estate, per permettergli di lavorare per il presente e per il futuro senza eccessive tensioni. Lo ha certificato Claudio Ranieri, l’uomo (dei Friedkin) che ha voluto GPG nella Capitale. Un anno di conoscenza poi due stagioni per arrivare a risultati concreti: ecco il testo ranieriano.

Sarebbe strano, e pure un po’ triste, perciò se (anche) la proprietà mettesse in discussione Gasperini dopo 8 mesi di lavoro. I Friedkin hanno dimostrato di essere avvezzi a decisioni di qualsiasi genere, ma l’ennesimo stop anticipato a un progetto triennale sarebbe singolare. E se si valuta l’operato dell’allenatore, come detto non sempre irreprensibile, dovrebbe essere analizzato anche il comportamento della dirigenza, magari dando un’occhiata profonda a ciò che è accaduto durante le due sessioni di mercato con Gasp al timone della Roma. E, perché no, dovrebbe essere sviscerata pure la storia della stagione, e sotto questo aspetto basterebbe contare gli interventi chirurgici (e infortuni vari…) che hanno devastato il reparto offensivo.

Se la proprietà/dirigenza dovesse mettere seriamente in discussione l’operato di Gasp, dovrebbe dubitare innanzitutto di sé stessa. Troppo comodo non farlo. Non ci possono essere figli e figliastri. Colpevoli sicuri e innocenti certi.

Intanto, la Roma granitica di autunno non esiste più. Il muro (difensivo) si è sgretolato e oggi far gol al gruppo ti GPG è diventata una cosa facile facile. Forse perché alcuni interpreti hanno il fiatone e le gambe pesanti oppure perché chi la affronta ha capito come poter fare male alla Roma di Gasperini (di Gasperini?). Una questione tattica, oltre che tecnica. Sta di fatto che la fase difensiva oggi è irriconoscibile rispetto ai tempi in cui a Trigoria brillava l’etichetta di miglior difesa d’Italia e di Europa. Ad acuire i problemi, poi, ci sono le tante, troppe assenze che stanno penalizzando il gioco e quindi i risultati.

Il Bologna, l’altra sera, ha cominciato con tre attaccanti (tutti a segno…) poi in corso d’opera li ha cambiati tutti e ne ha messi altrettanti (uno è andato a segno, l’ennesimo gol di un subentrato…) di pari garanzia. E ne aveva altri due in panchina che non ha utilizzato. Otto attaccanti. Questo alla Roma oggi è impossibile perché non ci sono i giocatori per poterlo fare. O meglio, ci sono ma sono fuori uso e la differenza di qualità tra titolari (un titolare…) e alternative è abissale. E domani all’Olimpico arriverà il Lecce. Che Roma farà? Ah saperlo…

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