L’uomo in più. Ma avendo come obiettivo un finale diverso dal bellissimo film di Paolo Sorrentino che per qualsiasi romanista che si rispetti è anche un ricordo del nostro indimenticabile Agostino. Con questo vogliamo dire che in vista di uno sprint finale di stagione da vivere con il cuore in gola in Italia e in Europa (già la prossima settimana sarà abbastanza importantuccia), c’è bisogno che Gasperini possa contare su qualcuno in più.
Uno, in particolare. E’ il suo nome non può che essere quello di papà Paulo Dybala. Credo che negli occhi di tutti i tifosi giallorossi, ci siano ancora i novanta minuti giocati dall’argentino a Torino contro i granata accanto a Malen che era al suo esordio assoluto con la nostra maglia. Un gol a testa, giocate da poesia calcistica, una qualità che solo qualche incompetente non ha saputo riconoscere, una simbiosi naturale che ci ha fatto sognare a noi romanisti che, oltretutto, siamo capaci di sognare come nessun altro.
E credo di non sbagliare pensando che quei novanta minuti hanno dato la sensazione, forte, chiara e incontrovertibile, che quei due sono fatti per giocare insieme. Parlano lo stesso linguaggio tecnico, si sono trovati e si potranno trovare senza bisogno di chissà quanti allenamenti e partite, hanno la qualità per dare un senso decisivo a questo finale di stagione che il maledetto pareggio con la Juventus ha reso ancora più ansiolitico di quello che comunque sarebbe stato.
Ricordato questo, ecco perché penso che il ritorno di Dybala nel ruolo della cosa che fa meglio, ovvero il calciatore, meglio ancora il campione, possa rappresentare quell’uomo in più determinante per concludere con il sorriso dei giorni migliori una stagione che, fin qui, ci ha già dato risposte importanti per il presente e il futuro. Qualcuno, in maniera più che legittima, peraltro, potrà dirci: ma come, per puntare alla qualificazione Champions e per arrivare in fondo all’Europa League, pensi davvero che l’uomo in più possa essere un Dybala che negli ultimi anni ha visto più i medici degli allenatori?
E’ una motivazione che non può non trovarmi d’accordo, ci mancherebbe, ma penso anche che per evitare una beffa finale Champions in una stagione che ha visto la Roma sempre o quasi nelle prime quattro posizioni della classifica, l’apporto dell’argentino in questo finale può essere quello che fa la differenza. Mi rendo conto che pensare alla Joya come a un giocatore in grado di giocare due mesi e mezzo con continuità e con la sua qualità, sia un esercizio di sfrenato ottimismo. Gli ultimi tre-quattro anni ci dicono l’esatto contrario, ma rimane il fatto che io ancora penso che ci sia una Roma con Dybala e una senza.
E la differenza tra le due rimane notevole, soprattutto se si coltivano ambizioni importanti. Per questa ragione, da inguaribile sognatore quale sono, mi auguro che Dybala, in questi ultimi mesi di contratto con la Roma, dia alla Roma quello che questa Roma merita. Per dedicarlo alla sua piccola Gia. E nel ricordo di Agostino nostro.
