Con la Lupa sopra al petto da quando è nato. Tifoso della Roma, innamorato dei colori giallorossi, nato e cresciuto ad Acilia. Un percorso lungo, tortuoso, iniziato nelle giovanili della Honey Soccer School e arrivato fino alla convocazione di Gian Piero Gasperini per la sfida europea di domani contro il Panathinaikos. Un futuro, virtuoso, ancora tutto da scrivere. Per Mattia Della Rocca non sarà un giovedì di gennaio come tanti altri: ha un profumo speciale. Quello europeo. Difficile da spiegare, impossibile da dimenticare.
Nelle ultime ore ha riassaporato quelle emozioni, belle e uniche, che aveva già vissuto nell’ormai lontano maggio 2024, quando il suo idolo De Rossi era allenatore: “Mattia, verrai con noi a Perth per l’amichevole contro il Milan”. Ricordate quella “strana” partita giocata in terra australiana, più per ragioni di marketing che per reale valore tecnico? Bene: oltre a volare con la prima squadra, Della Rocca scese anche in campo. Al 71’ DDR si girò verso la panchina e lo chiamò. Mattia si buttò nella mischia come lui sa ben fare: grinta, tecnica, disponibilità al sacrificio e quella fame che oggi non si vede in tutti i ragazzi. La gara terminò 5-2 per la Roma e per Mattia quello restò l’unico ricordo concreto legato alla prima squadra. Utilizziamo il passato, però, perché oggi è arrivata la seconda chiamata. La prima vera. Quella ufficiale.
2017, l’anno che cambia la vita di Della Rocca
Della Rocca è un ragazzo normale. Con una famiglia alle spalle, ambizioni vere e sogni grandi. Come tanti coetanei, il primo sport non è stato il calcio, ma il nuoto: l’attività fisica d’eccellenza preferita per dalle mamme per i figli in età tenera. Ma si capisce subito che l’acqua e le corsie non sono casa sua. Il destino è già scritto: il calcio fa per lui. A sei anni si vede che ha una marcia in più rispetto ai coetanei e ad Acilia brucia tutte le tappe crescendo con l’Honey Soccer School. Un percorso simile a quello del suo attuale compagno Niccolò Pisilli: nati nella stessa scuola calcio, cresciuti tra le mura di Trigoria, oggi compagni in prima squadra. Scherzi del destino.
Nel 2017 arriva la chiamata della Roma. Come fare a dire di no? Un sogno che si realizza, un talento pronto a cristallizzarsi. Il club giallorosso crede subito nel percorso di crescita di Della Rocca all’interno del proprio vivaio. Mattia percorre tutte le tappe del settore giovanile: dalla scuola calcio alla Primavera. In mezzo, gioie e difficoltà. Lo Scudetto Under 16 nell’annata 2021/22, replicato la stagione successiva in Under 17 ad Ancona contro l’Inter. Protagonista in campo, bacio alla coppa nel finale. Emozioni forti, tappe vere, crescita reale. Un percorso che si può definire vincente all’interno del Settore Giovanile.
Leadership e sostanza: pronto per il salto di categoria?
Lo scorso anno Della Rocca si divide tra Primavera e Under 18, un passaggio utile per limare quei dettagli che segnano il confine tra promessa e giocatore vero. Con Guidi diventa un riferimento centrale della rosa. Numeri alla mano: 21 presenze, 7 gol, 3 assist in Primavera 1. Dati importanti per un calciatore che indossa anche la fascia da capitano.
Non solo per la sua storia interna al club, ma per il peso reale nello spogliatoio: carisma, personalità, leadership. Il 2026 lo immaginava così: con una chiamata in prima squadra. È arrivata nel momento più simbolico possibile, con Ferguson out e un reparto offensivo ridotto all’osso per la trasferta di Atene, dove la Roma si presenterà senza centravanti di ruolo. Uno scenario che apre possibilità, ma senza promesse. Gasperini osserva, valuta, decide. Come sempre. Per Della Rocca è già una vittoria esserci. Essere dentro il gruppo, respirare l’Europa, vivere la prima convocazione ufficiale. Il resto, se arriverà, sarà conseguenza del lavoro. Perché i sogni veri non si regalano: si meritano.
