Immaginate una fotografia. Anzi, un video. Tre bambini, facce pulite, sorrisi larghi, quella spensieratezza che solo la beata gioventù sa regalare. Sono uno accanto all’altro, abbracciati, con addosso la maglia dell’Ajax. Hanno tutti nove anni. Si chiamano Justin Kluivert, Matthijs de Ligt e Donyell Malen. Categoria ’99, cantera di Amsterdam. Quel video è tornato virale anni dopo, quando Malen veniva accostato alla Juventus e qualcuno fantasticava su un possibile incrocio con De Ligt. A Roma, De Ligt non arriverà. Ma uno di quei bambini sì, ci è già passato: Justin Kluivert. E ora, nella Capitale, arriva anche Donyell Malen. Con un percorso diverso. Più tortuoso. Ma forse proprio per questo più interessante. Kluivert arrivò da promessa.
Malen arriva con una storia che parla da sola. Una storia che parte, inevitabilmente, dall’Ajax. Il club più importante d’Olanda, la scuola calcio per eccellenza. Malen cresce lì, veste quella maglia fino ai diciassette anni, senza mai debuttare in prima squadra. E no, non perché non fosse pronto. Ma perché aveva un sogno diverso. La Premier League.

il grande salto
Quando chiama l’Arsenal, è difficile dire di no. Cambia il mondo, non le abitudini: fiuto del gol, strappo secco, istinto. Ma attenzione: Malen, all’inizio, non è un centravanti. È un’ala. Sinistra. Numero 11 sulle spalle. Fisico leggero, quasi gracile, perfetto per chi vive di guizzi e accelerazioni. Con i Gunners si mette in mostra nella Youth League, poi l’estate del 2017 lo vede protagonista nel pre-campionato della prima squadra di Wenger. Sembra l’inizio di qualcosa di grande. E invece no. Perché Malen, a sorpresa, decide di tornare a casa. In Olanda. Ma non all’Ajax. Al PSV.
Ed è lì che nasce davvero Donyell Malen. E nasce, soprattutto, il centravanti. Via la 11, dentro la 9. Una trasformazione tanto semplice quanto decisiva. Alla velocità e alla tecnica aggiunge cattiveria, presenza in area, istinto da numero nove vero. Un esperimento riuscito alla perfezione. I numeri raccontano il resto: 116 presenze, 55 gol, un titolo in bacheca, l’ingresso stabile nella Nazionale olandese (49 apparizioni e 13 reti). Il prezzo del cartellino schizza. Mezza Europa lo osserva. Non è più una scommessa. Nel 2021, nel pieno di un calcio ancora scosso dal post-Covid, è il Borussia Dortmund a investire: 30 milioni di euro. Una cifra importante per quel periodo, del tutto ripagata: 39 gol in 132 partite. Continuità, crescita, maturità. Poi, come spesso accade con certi profili, tornano a farsi sentire le sirene inglesi.

la consacrazione
Gennaio 2025. Chiama l’Aston Villa di Unai Emery. Una parola sola: consacrazione. Non una stagione da copertina, è vero. Ma una stagione vera. Di peso. Di utilità. Perché nel calcio, alla fine, parlano sempre i numeri: 7 gol, 2 assist, 1106 minuti. E una sensazione costante: Malen è uno che, se non lo controlli, ti fa male. Attaccante di sfondamento, di quelli che non puoi dire scacco se non ce l’hai già nel sacco. Ed è per questo che piace tanto a Gian Piero Gasperini. Perché Malen è l’attaccante ideale per una squadra che corre, che aggredisce, che vive di intensità. Una squadra, appunto, gasperiniana. Mancava un pezzo al puzzle. Quello più importante. È arrivato in ritardo, sì. Ma è arrivato. Il cadeau di Ricky Massara è atterrato nella Capitale. E chissà che, tra qualche anno, qualcuno non riguardi quel vecchio video dell’Ajax e pensi: uno di quei bambini è passato anche da Roma.
