Ci sono notti che non si dimenticano mai. Antonio Arena, classe 2009, ne ha vissuta una di quelle che restano impresse per sempre. Alla sua prima apparizione con la maglia della Roma, il sedicenne talento giallorosso ha trovato subito il gol, segnando la rete del momentaneo pareggio contro il Torino in Coppa Italia.
Gasperini lo manda in campo all’80’, l’Olimpico lo accoglie con un applauso caldo, quasi protettivo. Un minuto dopo, Arena è già sotto la Curva con le mani alzate: staccata di testa decisiva, rete, boato. Lo stadio esplode, consapevole di assistere a qualcosa di speciale.
Un esordio da film per un ragazzo di appena 16 anni, in una serata che resterà scolpita nei suoi ricordi. L’eliminazione della Roma, sconfitta 3-2 dal Torino, passa in secondo piano di fronte a un momento che racconta sogni, coraggio e futuro.

Dall’australia a roma: la storia di arena
Arena è mezzo italiano e mezzo australiano. Il passaporto azzurro arriva dai nonni paterni, originari di Taurianova, nel Reggino, emigrati in Australia. A Sydney inizia tutto: Ucchino Football, poi Sydney Wanderers. Nel 2022 gli scout del Pescara lo notano e la famiglia decide di cambiare vita: volo intercontinentale, Europa, una nuova sfida. «Quando le cose sono diventate più serie, abbiamo deciso che sarei venuto qui per provare una nuova esperienza», raccontava nel 2023.
Da lì, una corsa continua: gol tra i pro’, passaggio alla Roma, la Primavera (5 reti stagionali), la Nazionale. A novembre il Mondiale U18 in Qatar, chiuso con due gol e un assist e il terzo posto degli Azzurrini. Poi l’estate scorsa, il mercato: lo volevano in tanti, in Italia e all’estero, anche club di Premier League. L’ha spuntata la Roma.
Che giocatore è Antonio Arena?
Attaccante completo, può fare il 9 o partire largo da 11. Fisico già strutturato, attacco dello spazio, capacità di legare il gioco e, soprattutto, nessuna paura. Da bambino studiava Ronaldo il Fenomeno, oggi si rivede in Cristiano Ronaldo per mentalità e dedizione. «Il calcio per me è sacrificio, lavoro, passione».
È un “secchione” del pallone: allenamenti extra, palestra nei giorni liberi, una maturità fisica avanti rispetto ai coetanei. E se la cava bene anche a scuola. Dopo il gol in C alla Lucchese scherzava così: «Martedì giochiamo a Pontedera, spero di non essere interrogato». L’italiano lo parlava a malapena fino al 2023, oggi lo padroneggia senza problemi.
Il sogno lo dice senza filtri: «Serie A, Champions League, Mondiale». Intanto, a 16 anni, ha già segnato all’Olimpico. E non sembra affatto intenzionato a fermarsi.
